Categoria: diario del tour

  • Live @ Radio Popolare

    Live @ Radio Popolare

    La registrazione della puntata di Live Pop, con la conduzione di Niccolò Vecchia dall’auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare è già in streaming. Potete ascoltarla qui.

  • HEARTLAND RELEASE PARTY

    HEARTLAND RELEASE PARTY

    Si terrà il 26 febbraio al Biko, storico locale della scena milanese, la presentazione di Heartland, nuovo disco di Fabrizio Coppola. Con una formazione di cinque elementi, il cantautore milanese porterà in scena i brani del suo nuovo disco, Heartland, alternandoli a diversi episodi tratti dai dischi precedenti. Heartland, prodotto da Giuliano Dottori, segna il ritorno discografico di Coppola dopo una pausa di oltre dieci anni. Con un suono che guarda all’America, ispirandosi ai lavori più recenti di artisti come Sharon Van Etten, War On Drugs, The National e testi lirici, aperti e personali come mai prima, Heartland è stato pubblicato il 27 gennaio su label Musica Distesa e distribuzione digitale affidata a Believe.

    “Nei miei dischi precedenti mi sembra di aver esplorato in profondità il suono del rock classico americano, dall’approccio quasi garage del mio debutto, La superficie delle cose, passando per il suono largo e classico di Una vita nuova e fino alle atmosfere tese ed elettriche di Waterloo – e mi piace citare anche la parentesi super folk del progetto Junkyards. Adesso avevo voglia di mescolare un po’ le carte e riprendere anche i suoni che mi hanno accompagnato nell’adolescenza, come per esempio le batterie elettroniche e i sintetizzatori. Quando ho portato a Giuliano Dottori i provini che avevo realizzato negli anni precedenti per cercare di mettere a fuoco il suono che avevo in mente, sapevo che sarebbe stato l’uomo giusto per dare vita e realtà alle mie visioni. E così è stato.” 

    Il disco è uscito insieme a un libro che raccoglie racconti, storie, poesie (oltre ai testi delle canzoni di Heartland), tutti figli della stessa ispirazione che ha condotto alla scrittura dei brani. 

    La presentazione dal vivo è fissata a Milano, al Biko, per il 26 febbraio prossimo, quando Coppola salirà sul palco accompagnato da una band di quattro elementi: Giuliano Dottori, Paolo Perego, Marco Ferrara e Marco Confalonieri.

    La serata è organizzata da Castello’s Live e Biko.

    “Heartland” – release party
    26 FEBBRAIO 2023
    Arci Biko
    Via Ettore Ponti, 40, 20143, Milano (MI)
    Apertura porte ore 21:00
    >> Prevendita 10€ + ddp + tess. ARCI (obbligatoria): http://bit.ly/3j6wwD4
    >> Biglietto in cassa 12€ + tess. ARCI (obbligatoria)

    Ascolta: Spotify | Apple Music | YouTube | Tidal | Deezer | Amazon

    Acquista: Heartland (libro + cd, solo libro o solo cd)

    Biografia

    Fabrizio Coppola (Milano, 1974) è un cantautore con cinque dischi all’attivo. Da La superficie delle cose (2003) fino a Waterloo (2011) e includendo il progetto parallelo in inglese dei Junkyards (Last Light on Earth, 2011), ha esplorato a fondo il suono e la scrittura di ispirazione americana, tenendo concerti in Italia, Francia, Germania e Svizzera. Con testi lirici che affrontano l’esperienza umana nel suo complesso, dalle tematiche intime e personali a quelle di sfondo sociale, dai lavori di Fabrizio Coppola emerge sempre un’umanità in lotta, magari dolente e ferita, ma mai intenzionata a sventolare la bandiera bianca.

    Ha scritto e interpreta dal vivo due spettacoli in cui mescola le sue due passioni principali, vale a dire la musica e la letteratura: American Life: Carver/Springsteen (diventato anche un podcast per Radio Popolare) e La vita segreta delle canzoni d’amore, su Nick Cave, le sue poesie e le riflessioni sulla scrittura e sulla vita contenute nella sua produzione libraria.

    Attivo in campo editoriale come traduttore e editor (nel 2018 ha fondato lo studio editoriale Carta), dà vita da cinque anni a Percorsi Americani, un corso di lettura sulla letteratura d’oltreoceano ed è autore e conduttore di Giocare col fuoco, contenitore radiofonico di musica e letteratura in onda ogni domenica dalle 14:30 alle 15:30 su Radio Popolare.

  • Live: Buscadero Day + Tre Piazze Festival

    14 luglio, BUSCADERO DAY, Pusiano (CO) – Waterloo Solo Tour, ore 15:30. Info
    30 luglio, TRE PIAZZE FESTIVAL, Campagna (SA) – Waterloo Solo Tour, ore 18:00. Info

  • Il mini tour svizzero dei Junkyards: il rumore dell’acqua nell’acqua

    Biel/Bienne – 27/07/2012 – 01:33

    Secondo giorno in Svizzera del minitour dei Junks. Scrivo da un favoloso appartamento ricavato da una torre seicentesca che affaccia sulla piazzetta nella quale abbiamo suonato qualche ora fa. A zonzo per la cittadina dopo il concerto mi sono imbattuto nella casa nella quale è morto J.J. Rousseau. Stupore e meraviglia. Poi mi torna in mente che era nato a Ginevra – e dunque era svizzero – e ogni cosa torna al suo posto. Biel è un luogo fuori dal tempo, con le sue casette, le sue piazze – è esattamente come uno si immagina la Svizzera tedesca. Abbiamo suonato al Cafè du Comerce, nel déhors, vale a dire una piccola piazzetta sospesa tra le case con i tetti a spiovente, con un albero maestoso su un lato e un bel palchetto di assi di legno piazzato davanti a una fontana di cui ancora adesso mentre scrivo sento il rumore dell’acqua che cade nell’acqua.

    L’appartamento ha una grande cucina. Nel frigo vedo bottiglie di rosé – ne ho appena aperta una – una camera da letto enorme con 6 letti singoli – io ne ho presi 2, sono egocentrico… –enormi finestre con gli infissi in legno bianco e parquet dappertutto. Sono in cucina con i piedi appoggiati sulla mensola della finestra che dà sulla piazza. Il culo poggiato su una bella sedia di legno. Una eguale mi fa da ufficio, cioè sostiene (è appena entrato il cameriere del locale dove abbiamo cenato – che fa parte della stessa struttura – reggendo un piatto di non so cosa. Salut, mi dice, Salut, rispondo), sostiene, dicevo la bottiglia di rosé, il posacenere, il tabacco con cartine e filtri e il mio cellulare. Scrivo. Di quando in quando butto un occhio giù nella piazzetta per verificare che sia ancora lì – che sia vera. E lo è.

    Il mattino arriva tambureggiando il suo richiamo attraverso le enormi finestre che fanno risplendere di luce le bianche pareti della stanza in cui dormiamo. Il solito lavorio del mattino – docce, caffè, sigarette, commenti sulla sera prima (questo gli altri, io perlopiù taccio finché non ho bevuto tre caffè e fumato altrettante sigarette. Fatto questo, son finalmente pronto per stare in silenzio per un altro po’). I tre caffè come da regolamento li ho bevuti nella piazzetta insieme a Settanni che poi si è eclissato per andare a prepararsi. Io son rimasto lì ancora un po’, a rimirare il favoloso albero che campeggia su un lato e a scrutare i diversi tipi umani degli avventori. La cameriera che mi ha servito i caffè e il croissant quando è arrivato (“It’s gonna take fifteen minutes, they’re on their way” mi ha detto) aveva una strana timidezza negli occhi nonostante l’appariscente tatuaggio sul suo braccio sinistro, lasciato scoperto come l’altro da una canotta bianca.

     

    Neuchatel – 27/07/12 – 13:29

    Sdraiato su una piattaforma galleggiante sul lago di Neuchatel dopo una rinfrancante nuotata mentre Ferro alle mie spalle si produceva in una quasi infinita e fanciullesca sequela di tuffi carpiati, all’indietro e a bomba, io meditavo – come quasi sempre mi accade quando sono all’estero a suonare con i Junkyards – sul mistero dell’esistenza.

    E pensavo questo. Che essa esistenza è una troia – credo che ne converrete con me. Con una mano dà e con l’altra toglie, costringendoti all’infinito altalenare tra desideri e rimpianti, tra gioie e dolori, tra ambizioni e frustrazioni, tra botte di felicità e abissi di sconforto, trascinandoti nel breve volgere di qualche rapido istante dalle stelle alle stalle e lasciandoti talvolta con la chiara voglia – giusto per restare in tema – di mandare tutto in vacca.

    Il cruccio che mi ha angustiato negli ultimi anni riguarda l’esistenza o meno della possibilità di una vita che permetta di godere delle brevi bellezze quotidiane, delle scarse e preziose meraviglie che la vita non smette mai di offrire. Ed è per questo motivo che il giorno prima mi ero spinto fino a un negozio del centro di Neuchatel per acquistare un costume da bagno. Poiché quando avevamo suonato in città l’anno precedente il clima era davvero rigido per essere luglio – le acque del lago si presentavano brumose e nebbiose come quelle del lago di Lecco in una qualsiasi domenica pomeriggio di novembre –, non avevo associato l’idea di “nuotata” all’idea di “lago di Neuchatel”, dunque non avevo messo il mio costume da bagno in valigia. Invece, con la giusta temperatura il parco sul lungolago si trasforma in una sequela senza soluzione di continuità di bagnanti che fanno la spola tra i loro asciugamani adagiati sull’impeccabile prato all’inglese e le tiepide e cristalline acque antistanti.

    Indossato direttamente nel salottino di prova il costume ahimè piuttosto bruttino come taglio ma l’unico modello monocolore disponibile nel negozio, mi ero indirizzato a grandi passi verso il lago. Lì, giunto sulla spiaggetta di ciottoli bianchi, ero entrato in acqua muovendomi con cautela (leggasi: goffamente) sul fondale sassoso. E poi mi ero tuffato. E avevo nuotato fino alla boa, e poi ero tornato indietro. E poi l’avevo fatto di nuovo. Dopo ancora mi ero disteso con la schiena direttamente sulle bianche pietre (avevo considerato eccessivo l’acquisto anche di un telo da bagno) ed ero rimasto lì a godermi il calore che arrivava da sopra e da sotto. E mentre mi godevo il disco solare che bucava le palpebre e si stampava nelle mie pupille pensavo che quello era proprio uno di quei piaceri semplici della vita e che l’unico sforzo che avevo dovuto affrontare per goderne era stato quello di acquistare un costume da bagno (bruttino).

    Prima di tutto ciò, la sera prima avevamo suonato la nostra prima data nello spazio estivo del Bar King – l’anno precedente avevamo suonato indoor, nella location invernale, a causa della pioggia e del freddo. Lo spazio estivo è direttamente sul bordo lago ed è diviso da una marea di tavolini da uno spazio di una decina di metri. Ci avevamo messo 6 ore ad arrivare – a causa di una coda interminabile all’imbocco del traforo del Gottardo –, così giunti sul posto ci hanno costretto a cenare direttamente e poi fare il sound check e il concerto. Dunque, dopo neanche un’ora e mezza che eravamo lì siamo stati catapultati sul palco a fare la nostra cosa – non che ci sia venuta particolarmente male, è solo che non abbiamo avuto la possibilità di tirare il fiato un attimo (scarico strumentazione, cena frettolosa, sound check, giusto il tempo di cambiarsi e via sul palco). Dopo il concerto, una sequela pressoché infinita di discorsi e birrette e confronti tra di noi e birrette e via così fino alle 4 del mattino, quando anche i più valorosi dei junkyards hanno preso la via del letto nel bell’appartamento che ci hanno messo a disposizione. Nell’appartamento c’era un pianoforte e io incurante dell’ora tarda ho suonato finché non mi hanno letteralmente sradicato dallo sgabello – sono i rischi del mestiere.

    Il giorno dopo, prima di comprare il costume da bagno passeggiavamo mollemente sul lungolago dopo un più che soddisfacente pranzo a base di tabulé avec poulet – Soffientini ahilui aveva scelto un hamburger. Passeggiavamo nel parco sul lungolago con l’unico obiettivo dichiarato di trovare un albero dalla chioma sufficientemente frondosa da accogliere 4 junks che volevano farsi una pennica quando siamo passati davanti a una sorta di baretto che sembrava uscito da un video di tom waits. Un accrocchio di due roulotte costituiva il fabbricato: la prima roulotte ospitava una mini-cucina nella quale preparavano crepes e altri mini-manicaretti, mentre l’altra roulotte appositamente adattata ospitava – meraviglia delle meraviglie – un palco con tanto di batteria e amplificatori. Una lavagnetta piazzata al centro della stradina di asfalto annunciava un concerto per il sabato. Non ci ho pensato neanche un attimo: mi sono consultato brevemente con i miei soci e avendo ottenuto riscontro positivo mi sono diretto verso la cassa – quello è il posto in cui si prendono le decisioni importanti in ogni locale degno di questo nome. “Avec qui est-ce qu’on doit parler pour jouer ici?” (Con chi bisogna parlare per suonare qui?) ho chiesto, con fare deciso. Dopo neanche dieci minuti avevamo un deal e una terza data in svizzera. Orgoglioso come Cederna in Marrakech Express quando comunica ai soci che il famoso tubo con dentro i soldi se lo giocheranno a calcio – “Italia – Marocco” – ho annunciato ai Junks che l’indomani avremmo fatto un doppio set al Coin Coin/Kiosk Art, uno alle 17.00 e uno alle 19.00. Scene di quasi tripudio collettivo – avevamo una scusa per farci un giorno in più in giro (a una certa età non si chiede altro……).

    “Izzio, stasera quando abbiamo suonato [omissis] ho pianto. C’era il sole che tramontava sul lago, io ho rivisto nella mente alcune immagini della mia vita. Ero qui a piedi nudi sulle assi di legno del palco e stavo suonando con voi. Mi son detto, cazzo, la vita è meravigliosa”.

    Questo è quanto mi ha detto uno dei miei tre soci Junks dopo il secondo set dell’ultimo live a Neuchatel – ometto il nome e i particolari per tutelare la nostra sacrosanta privacy (scusatemi, ma questa è roba nostra). In definitiva, questo è quello che facciamo. Ci si mette in macchina, si viaggia, si smontano e si rimontano palchi, si scrivono canzoni e si buttano via e si riscrivono fin quando non sono esattamente quello che devono essere nella tua testa – tutto questo affinché la vita si possa svelare in tutto il suo meraviglioso splendore per qualche brevissimo istante. Quindi la prossima volta che parlerete con un musicista o con un artista in generale, dopo che lui vi avrà raccontato con immaginifica dovizia di particolari tutti i lati negativi del mestiere, non chiedetegli: “Perché lo fai?”. Lo facciamo per questo. Solo per questo.

  • Live del 9 e del 10 marzo rimandati a data da destinarsi

    Il locale che avrebbe dovuto ospitare il nostro live di stasera a Campagna (SA) è stato chiuso per una settimana dalle autorità. Questo vuol dire che entrambi i live – stasera a Campagna, domani a Gioiosa Jonica, sono rimandati a data da destinarsi. Speriamo di comunicarvi al più presto le date in cui saranno recuperati i concerti.

  • Diario del tour: Sorrento, 7/2; Benevento, 8/2

    A Napoli alle 10.00. Chiedo se ci sono bus per Sorrento per aggirare lo sciopero della Circumvesuviana ma niente. Imbocco Corso Umberto I e lo percorro tutto fino a Piazza Garibaldi. Da lì arrivo al Terminal della Circumvesuviana. Mi dicono che il servizio riprenderà alle 13.00. Compro un biglietto e poi mi perdo nelle stradine invase dalle bancarelle di pesce, frutta e verdura. Mi fermo in un baretto per un altro ottimo caffè e per riposarmi – chitarra + trolley è comodo, sì, ma solo per percorrenze medio brevi, e comunque al quarto giorno di tour inizi a pensare che vorresti lanciare entrambi dal primo ponte e finalmente cacciare le mani in tasca e riprendere a camminare fischiettando felice. Scambio quattro chiacchiere sul tempo con il gestore del bar. Poi la radio sputa Walk Like an Egyptian e il tipo e io ci mettiamo a fischiettare all’unisono. Nei vicoli, i venditori di sigarette di contrabbando espongono cartelli che recitano: “Non si fa credito a nessuno.” Chiudo gli occhi e vedo Sophia Loren incinta seduta al suo baracchino in Ieri, oggi e domani.

    Alle 13.00 effettivamente la Circumvesuviana riprende il servizio. Mi infilo in un vagone, riesco a sistemare chitarra e valigia prima che di fermata in fermata il convoglio si riempia in maniera incredibile. Si viaggia in condizioni veramente al limite, ma i napoletani non si lamentano e quando si verifica qualche inevitabile screzio tutto si risolve con una battuta, con un sorriso. Certo poi c’è pure una signora che alla fine sbrocca e si mette a urlare ma a quel punto partono gli sfottò: “La signora la prossima volta pigli il tassì e vedrà che viaggerà più comodamente”; “Signo’, la prima classe sta più avanti” ecc., ecc. Arrivo a Piano di Sorrento, passo dal locale, il Marianiello Jazz Cafè che è un posto molto bello, e mi accompagnano all’Hotel Klein Wien. Ho una stanza all’ultimo piano, con terrazzino e vista impagabile sul Golfo di Sorrento. Mi infilo sotto una doccia bollente prima di recuperare un po’ del sonno perduto nella traversata notturna.

    A Sorrento, al mattino vengo svegliato dai gabbiani che gridano nel cielo di fronte alla mia finestra – la sera prima avevo lasciato le imposte aperte per svegliarmi con quella vista negli occhi. Cielo coperto, mare nero con improvvisi squarci di sole al largo. Mare mosso e spumoso. Resto a letto a rimirare l’immaginifico panorama, poi colazione e passeggiata per la villa (parco) che si affaccia a strapiombo sulla parte bassa del paese. Nella villa resti di abitazioni romane con mosaici di pregio. Una turista dai capelli rossi infagottata in un piumino da neve scatta fotografie a ripetizione. Un uomo corpulento e calvo fuma il suo sigaro con flemma olimpica, lo sguardo impietrito all’orizzonte. Io annuso l’aria, mi accomodo su una panchina e non fumo una sigaretta. L’acqua cristallina della spiaggetta è molto invitante nonostante il vento freddo che scuote gli alberi.

    Circumvesuviana in senso opposto al giorno prima. Viaggio comodamente nei vagoni semivuoti che si riempino soltanto verso le ultime fermate. Pranzo a Napoli. Linguine alle vongole veraci + friarielli come antipasto. Zucchine alla scapece finite, come anche i sciurilli purtroppo. La cameriera non si aspettava che conoscessi la cucina locale a causa del mio accento che per lei è perfettamente, sfrontatamente milanese. Per un attimo accarezzo l’idea di rivolgermi a lei direttamente in dialetto, ma non vorrei procurarle troppo stress, così soprassiedo.

    Sul treno per Benevento. Accanto a me, un militare indossa un paio di pantaloni di fustagno verde oliva. Le scarpe “civili” delle loro divise mi sono sempre piaciute molto – se avessi fatto la naja ne avrei sottratto un paio. Il vagone è pieno solo per metà. Uno dei finestrini non si chiude bene e riversa nella carrozza folate di vento gelido. Dopo una mezz’ora di viaggio il panorama comincia a mostrare i primi segni delle abbondanti nevicate che hanno colpito la zona. Lo strato bianco diventa più alto a mano a mano che il convoglio prosegue la sua corsa verso l’interno della regione. Il treno entra con estrema puntualità nella stazione di Benevento centrale, dove ad aspettarmi c’è Mario, il ragazzo che ha organizzato la data – con il supporto degli amici del Morgana – in compagnia di un suo amico. Saliamo in macchina e partiamo alla volta di San Giorgio del Sannio, il paese in cui si trova il locale dove suonerò, a una decina di chilometri da Benevento. Pausa a casa di Mario per una necessaria e graditissima doccia bollente e un ottimo caffè. Mi riprendo dal freddo e dalle fatiche del viaggio e usciamo per un aperitivo nella piazza del paese. Comincia a nevicare molto forte, la neve si accumula velocemente al suolo.