Tag: “Fabrizio Coppola”

  • Live @ Radio Popolare

    Live @ Radio Popolare

    La registrazione della puntata di Live Pop, con la conduzione di Niccolò Vecchia dall’auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare è già in streaming. Potete ascoltarla qui.

  • HEARTLAND RELEASE PARTY

    HEARTLAND RELEASE PARTY

    Si terrà il 26 febbraio al Biko, storico locale della scena milanese, la presentazione di Heartland, nuovo disco di Fabrizio Coppola. Con una formazione di cinque elementi, il cantautore milanese porterà in scena i brani del suo nuovo disco, Heartland, alternandoli a diversi episodi tratti dai dischi precedenti. Heartland, prodotto da Giuliano Dottori, segna il ritorno discografico di Coppola dopo una pausa di oltre dieci anni. Con un suono che guarda all’America, ispirandosi ai lavori più recenti di artisti come Sharon Van Etten, War On Drugs, The National e testi lirici, aperti e personali come mai prima, Heartland è stato pubblicato il 27 gennaio su label Musica Distesa e distribuzione digitale affidata a Believe.

    “Nei miei dischi precedenti mi sembra di aver esplorato in profondità il suono del rock classico americano, dall’approccio quasi garage del mio debutto, La superficie delle cose, passando per il suono largo e classico di Una vita nuova e fino alle atmosfere tese ed elettriche di Waterloo – e mi piace citare anche la parentesi super folk del progetto Junkyards. Adesso avevo voglia di mescolare un po’ le carte e riprendere anche i suoni che mi hanno accompagnato nell’adolescenza, come per esempio le batterie elettroniche e i sintetizzatori. Quando ho portato a Giuliano Dottori i provini che avevo realizzato negli anni precedenti per cercare di mettere a fuoco il suono che avevo in mente, sapevo che sarebbe stato l’uomo giusto per dare vita e realtà alle mie visioni. E così è stato.” 

    Il disco è uscito insieme a un libro che raccoglie racconti, storie, poesie (oltre ai testi delle canzoni di Heartland), tutti figli della stessa ispirazione che ha condotto alla scrittura dei brani. 

    La presentazione dal vivo è fissata a Milano, al Biko, per il 26 febbraio prossimo, quando Coppola salirà sul palco accompagnato da una band di quattro elementi: Giuliano Dottori, Paolo Perego, Marco Ferrara e Marco Confalonieri.

    La serata è organizzata da Castello’s Live e Biko.

    “Heartland” – release party
    26 FEBBRAIO 2023
    Arci Biko
    Via Ettore Ponti, 40, 20143, Milano (MI)
    Apertura porte ore 21:00
    >> Prevendita 10€ + ddp + tess. ARCI (obbligatoria): http://bit.ly/3j6wwD4
    >> Biglietto in cassa 12€ + tess. ARCI (obbligatoria)

    Ascolta: Spotify | Apple Music | YouTube | Tidal | Deezer | Amazon

    Acquista: Heartland (libro + cd, solo libro o solo cd)

    Biografia

    Fabrizio Coppola (Milano, 1974) è un cantautore con cinque dischi all’attivo. Da La superficie delle cose (2003) fino a Waterloo (2011) e includendo il progetto parallelo in inglese dei Junkyards (Last Light on Earth, 2011), ha esplorato a fondo il suono e la scrittura di ispirazione americana, tenendo concerti in Italia, Francia, Germania e Svizzera. Con testi lirici che affrontano l’esperienza umana nel suo complesso, dalle tematiche intime e personali a quelle di sfondo sociale, dai lavori di Fabrizio Coppola emerge sempre un’umanità in lotta, magari dolente e ferita, ma mai intenzionata a sventolare la bandiera bianca.

    Ha scritto e interpreta dal vivo due spettacoli in cui mescola le sue due passioni principali, vale a dire la musica e la letteratura: American Life: Carver/Springsteen (diventato anche un podcast per Radio Popolare) e La vita segreta delle canzoni d’amore, su Nick Cave, le sue poesie e le riflessioni sulla scrittura e sulla vita contenute nella sua produzione libraria.

    Attivo in campo editoriale come traduttore e editor (nel 2018 ha fondato lo studio editoriale Carta), dà vita da cinque anni a Percorsi Americani, un corso di lettura sulla letteratura d’oltreoceano ed è autore e conduttore di Giocare col fuoco, contenitore radiofonico di musica e letteratura in onda ogni domenica dalle 14:30 alle 15:30 su Radio Popolare.

  • Heartland

    Heartland

    HEARTLAND, IL NUOVO DISCO DI FABRIZIO COPPOLA

    Ascolta: Spotify | Apple Music | YouTube | Tidal | Deezer | Amazon

    Acquista: Heartland (libro + cd, solo libro o solo cd)

    Live: Heartland verrà presentato dal vivo il 26 febbraio al Biko, Milano: acquista qui i biglietti

    Si intitola Heartland il nuovo disco di Fabrizio Coppola, pubblicato da Musica Distesa e disponibile su tutte le piattaforme dal 27 gennaio.
    Prodotto da Giuliano Dottori e con Diego Galeri alla batteria, Heartland arriva a ben dodici anni dall’ultimo lavoro discografico di Coppola (Waterloo, Via Audio/Venus, 2011); contiene dieci canzoni che vanno a comporre un lavoro denso e compatto con testi aperti e personali come mai prima.
    Heartland è un disco sulla perdita, sull’abbandono, sulla fine delle cose e sulla forza da ritrovare, sul senso da grattare via dall’esistenza che – accade a tutti –, può farsi un deserto rabbioso o una distesa d’acqua immobile che sembrano impossibili da superare. E allo stesso tempo è un disco sulla luce, sull’azione come generatrice di senso, sul cammino da compiere qualunque sia la direzione scelta, sulla fiducia e sulla responsabilità personale. 

    Dal punto di vista sonoro, anche per questo nuovo capitolo discografico Coppola guarda all’America, ispirandosi ai lavori più recenti di artisti come Sharon Van Etten, War On Drugs, The National.
    “Nei miei dischi precedenti mi sembra di aver esplorato in profondità il suono del rock classico americano, dall’approccio quasi garage del mio debutto, La superficie delle cose, passando per il suono largo e classico di Una vita nuova e fino alle atmosfere tese ed elettriche di Waterloo – e mi piace citare anche la parentesi super folk del progetto Junkyards. Adesso avevo voglia di mescolare un po’ le carte e riprendere anche i suoni che mi hanno accompagnato nell’adolescenza, come per esempio le batterie elettroniche e i sintetizzatori. Quando ho portato a Giuliano Dottori i provini che avevo realizzato negli anni precedenti per cercare di mettere a fuoco il suono che avevo in mente, sapevo che sarebbe stato l’uomo giusto per dare vita e realtà alle mie visioni. E così è stato.” 

    Il disco uscirà insieme a un libro che raccoglie racconti, storie, poesie (oltre ai testi delle canzoni di Heartland), tutti figli della stessa ispirazione che ha condotto alla scrittura dei brani. La presentazione dal vivo è fissata a Milano, al Biko, per il 26 febbraio prossimo, quando Coppola salirà sul palco accompagnato da una band di quattro elementi: Giuliano Dottori, Paolo Perego, Marco Ferrara e Marco Confalonieri.

    Fabrizio Coppola, Heartland

    Label: Musica Distesa
    Produzione artistica: Giuliano Dottori
    Registrato da Giuliano Dottori presso Jacuzi Studio, Milano
    Mix: Raffaele Stefani
    Mastering: Giovanni Meniak

    Fabrizio Coppola, voce, chitarre acustiche ed elettriche, piano, organo, synth
    Giuliano Dottori, chitarre acustiche ed elettriche, basso, piano, organo, synth, backing vocals, programmazioni
    Diego Galeri: batteria 
    Sara Spadini: violino
    Zeno Dottori: percussioni
    Testi e musiche di Fabrizio Coppola

    Tracklist

    1. Tutto questo blu
    2. Lettera a C.
    3. Roma Raccordo Anulare
    4. Io che vado a fondo
    5. Più forte di me
    6. Dove sei tu
    7. Meno di pochissimo
    8. Dove va l’amore?
    9. Elegia per la Strada del Tuono
    10. La versione migliore di me

    IL DISCO, BRANO PER BRANO NELLE PAROLE DI FABRIZIO

    Tutto questo blu

    Quando anche l’ultimo aereo avrà solcato questo cielo 
    Mi vedrai camminare, camminare, camminare da te

    Scritta di getto un pomeriggio, strimpellando la chitarra elettrica con un sacco di delay. È un pezzo profondamente personale a cui sono davvero molto legato. Sembra avere diversi legami con l’attualità degli ultimi anni anche se risale ad anni fa – prima delle città deserte, prima della guerra in Europa, prima della crisi economica. È una ballata elettrica avvolgente, un tappeto di synth che si aggiungono l’uno all’altro fino al crescendo finale in cui la musica sovrasta volutamente l’ultima promessa del protagonista.

    Lettera a C

    Ma è tutto il mondo intorno o siamo noi
    A essere diversi, perduti e vinti?

    Una canzone sull’amicizia, sulle sfide dell’età adulta, sulle scelte e sui rimpianti. “Lettera a C” è un brano pop dall’andamento classico, con la voce che si dispiega su un tappeto di synth, le chitarre e le voci che aggrediscono i ritornelli e la salda batteria di Diego Galeri a sostenerlo.

    Roma Raccordo Anulare

    Precipito in strada proiettile senza una meta
    Frequenza cardiaca alterata in accelerazione

    Ci ho messo dieci anni a scriverla, poi in studio con Dottori su suo suggerimento abbiamo rimescolato un po’ la struttura ed è venuto fuori secondo me uno degli episodi più riusciti del disco. C’è un riff di chitarra un po’ anni Novanta da cui è nato tutto cui si aggiungono i synth e la batteria dal suono volutamente rétro, come in tutto il disco, a creare un paesaggio sonoro perfetto per raccontare la corsa notturna in auto di un uomo in fuga da qualcosa da cui in realtà non riesce a fuggire.

    Io che vado a fondo

    Passerai un’altra notte a chiederti piangendo, ma dov’è che stiamo andando? 

    Probabilmente l’arrangiamento più sofisticato del disco per un brano inquieto e dolente sulle domande che è difficile farsi anche quando non possono più essere rimandate. Pianoforte e voce in primo piano prima del break in cui di nuovo un impasto di elettriche e synth sposta l’atmosfera della canzone, che si chiude poi con un riff di piano sospeso e dilatato.

    Più forte di me

    Con le mani o senza mani si cade
    Tu resta in piedi, sui tuoi piedi
    Non mollare

    Una confessione, un’ammissione di debolezza. Ma anche un’esortazione, una preghiera. Per citare alcuni versi di Patrizia Cavalli: C’era un modo sicuro per disinnescarmi: / tenermi tra le braccia e tanti baci, / baci e carezze e carezze e baci […]. Un valzer sghembo che si snoda su un tappeto di chitarre elettriche e synth, la voce in primo piano a cantare di cose difficili da dire. 

    Dove sei tu

    E adesso dove sei tu è dove con me non saresti stata mai
    E dove sono io è dove insieme non saremmo arrivati

    Scritta in un pomeriggio d’agosto, di getto, insieme a “La versione migliore di me”, è uno degli episodi più ritmati del disco. Uno sfogo a briglie sciolte, una presa di coscienza cantata a piena voce.

    Meno di pochissimo

    Non c’è niente da rifare, è solo un gioco, è un gioco
    Non c’è niente da imparare, ma sai precipitare? Sai non farti male? 

    Una storia non molto dissimile da quella di “Roma Raccordo Anulare” con un personaggio alle prese con ciò che resta dopo che l’ondata di marea si è ritirata. Un paesaggio in frantumi, dentro e fuori, da cui non si può far altro che ripartire. Dal punto di vista sonoro “Meno di pochissimo” forse è l’episodio più classico del disco per sonorità e costruzione, con acustiche, elettriche, organo e la batteria di Diego Galeri che portano al ritornello melodico e malinconico.

    Dove va l’amore?

    L’han visto illuminare la fine di settembre
    L’han visto rifiorire sulle labbra e poi svanire

    L’ombra incancellabile del Dylan di Oh, Mercy aleggia su questo pezzo. Una lunga ballata dal forte impianto ritmico che nel ritornello si apre in un coro quasi gospel. Assistere alla fine delle cose e chiedersi come sia potuto accadere. Cercare risposte, avanzare ipotesi, giocare con la memoria. Per poi ripartire dall’inizio, pronti per una nuova promessa.

    Elegia per la Strada del Tuono

    Quando il cielo si fa rosso a respirare non ci riesco
    Sono un cane senza l’osso, acqua asciutta dentro un fosso

    È un po’ come entrare a casa di una coppia di sconosciuti, mettersi a sedere e trovare sul tavolino basso di fronte al divano un album di foto. Lo apriamo e iniziamo a scorrere le immagini una dopo l’altra. Ho scritto questo brano più di dieci anni fa e a differenza di altri contenuti in Heartland non l’ho mai suonato dal vivo. Probabilmente è la canzone più personale che abbia mai scritto.

    La versione migliore di me

    Conta pure su di me
    Scacceremo il male che c’è

    Sapevo che a un certo punto avrei scritto una canzone su mia figlia. Cinque anni di attesa, poi un pomeriggio di fine agosto è venuta fuori questa: quasi una filastrocca sulla responsabilità, sul prendersi cura, sulla tenerezza. Mi è sembrato il modo più limpido e luminoso per chiudere Heartland.

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    Acquista Heartland (libro + cd, solo libro o solo cd)

    Heartland verrà presentato dal vivo il 26 febbraio al Biko, Milano: acquista qui i biglietti

    Biografia

    Fabrizio Coppola (Milano, 1974) è un cantautore con cinque dischi all’attivo. Da La superficie delle cose(2003) fino a Waterloo (2011) e includendo il progetto parallelo in inglese dei Junkyards (Last Light on Earth, 2011), ha esplorato a fondo il suono e la scrittura di ispirazione americana, tenendo concerti in Italia, Francia, Germania e Svizzera. Con testi lirici che affrontano l’esperienza umana nel suo complesso, dalle tematiche intime e personali a quelle di sfondo sociale, dai lavori di Fabrizio Coppola emerge sempre un’umanità in lotta, magari dolente e ferita, ma mai intenzionata a sventolare la bandiera bianca.

    Ha scritto e interpreta dal vivo due spettacoli in cui mescola le sue due passioni principali, vale a dire la musica e la letteratura: American Life: Carver/Springsteen (diventato anche un podcast per Radio Popolare) e La vita segreta delle canzoni d’amore, su Nick Cave, le sue poesie e le riflessioni sulla scrittura e sulla vita contenute nella sua produzione libraria.

    Attivo in campo editoriale come traduttore e editor (nel 2018 ha fondato lo studio editoriale Carta), dà vita da cinque anni a Percorsi Americani, un corso di lettura sulla letteratura d’oltreoceano ed è autore e conduttore di Giocare col fuoco, contenitore radiofonico di musica e letteratura in onda ogni domenica dalle 14:30 alle 15:30 su Radio Popolare.

  • Tutto questo blu

    Tutto questo blu

    Si intitola “Tutto questo blu” il nuovo singolo di Fabrizio Coppola, disponibile su tutte le piattaforme dal 9 dicembre. Si ascolta qui.

    Il brano è il secondo estratto dal nuovo album del songwriter milanese, Heartland, con la produzione artistica di Giuliano Dottori e che vede la partecipazione di Diego Galeri alla batteria. Il disco, che arriva a undici anni dall’ultimo lavoro discografico di Coppola (Waterloo, ViaAudio/Venus, 2011), conterrà dieci canzoni e verrà pubblicato all’inizio del 2023 dalla label Musica Distesa. 

    “Tutto questo blu rappresenta il cuore pulsante del disco. È il brano intorno al quale ha preso vita il progetto nella mia testa, la scintilla da cui è nato tutto. Anche se l’ho scritto dieci anni fa, risuona con il presente in un modo tutto particolare e anche imprevisto: quando l’ho composto non sapevo come sarebbe stato il mondo nel momento in cui la canzone sarebbe stata pubblicata. È una canzone d’amore, ma anche un atto di resistenza, un manifesto.” 

    Cantata con una voce potente e fragile al tempo stesso, “Tutto questo blu” è una ballata larga, caratterizzata dal suono dei sintetizzatori analogici che si sovrappongono strato dopo strato, fino all’emozionante crescendo finale. Si ascolta qui.

    Per sostenere la produzione del disco è stato lanciato un crowdfunding: c’è ancora una settimana per partecipare e assicurarsi una copia di Heartland (disponibile in formato cd + libro) e scegliere tra le altre ricompense. Tutte le informazioni qui.

  • Heartland: il crowdfunding

    Heartland: il crowdfunding

    Pubblicare un nuovo album dopo undici anni di silenzio è un po’ come debuttare di nuovo, una seconda possibilità, l’occasione di riprendere un discorso che non è stato interrotto ma portato avanti in silenzio in tutti questi anni. E devo ammettere che sono emozionato come un ragazzino.

    Prodotto da Giuliano Dottori, Heartland conterrà undici canzoni caratterizzate da un suono che apre una nuova fase del mio percorso artistico.

    Nei miei dischi precedenti mi sembra di aver esplorato in profondità il suono del rock classico americano, dall’approccio quasi garage del mio debutto, La superficie delle cose, passando per il suono largo e classico di Una vita nuova e fino alle atmosfere tese ed elettriche di Waterloo – e mi piace citare anche la parentesi folk e roots del progetto Junkyards. Adesso avevo voglia di mescolare un po’ le carte e riprendere anche i suoni che mi hanno accompagnato nell’adolescenza, come ad esempio le batterie elettroniche e i sintetizzatori. E Giuliano Dottori era la persona giusta per dare vita al suono che avevo in mente.

    Heartland, la cui tematica principale sono le relazioni, verrà pubblicato nel formato cd + libro: in tutti questi anni infatti ho scritto un sacco di cose (racconti, poesie, testi di carattere personale) nate dalla stessa ispirazione che anima queste canzoni, così ho pensato che riunirle in un libro da allegare al cd fosse la cosa più sensata da fare per illustrare il progetto Heartland in tutte le sue sfaccettature.

    Su questa pagina avete la possibilità di sostenerci nella produzione del disco, scegliendo tra le ricompense elencate qui accanto, che riceverete direttamente a casa quando il lavoro sarà finito. Oltre a Heartland, ci trovate anche le mie precedenti produzioni e un paio di iniziative e pacchetti speciali. Nel video qui in alto vi racconto tutto in maniera più esaustiva.

    Sono sicuro che con il vostro aiuto, la vostra partecipazione e il vostro sostegno, riusciremo insieme a dar vita a questo nuovo capitolo della storia che ho iniziato a raccontare quasi vent’anni fa. E non vedo l’ora di salire su un palco per potervi cantare queste canzoni guardandovi finalmente negli occhi.

    Clicca qui per tutte le info

    Grazie

    FC

  • Roma Raccordo Anulare

    Roma Raccordo Anulare

    IL NUOVO SINGOLO DI FABRIZIO COPPOLA

    Ascoltalo qui: https://bfan.link/roma-raccordo-anulare

    Si intitola “Roma Raccordo Anulare” il nuovo singolo di Fabrizio Coppola, disponibile su tutte le piattaforme dal 19 settembre.

    Il brano è il primo estratto dal nuovo album del songwriter milanese, Heartland, con la produzione artistica di Giuliano Dottori e che vede la partecipazione di Diego Galeri alla batteria. Il disco, che arriva a undici anni dall’ultimo lavoro discografico di Coppola (Waterloo, ViaAudio/Venus, 2011), conterrà undici canzoni e verrà pubblicato alla fine del 2022 dalla label Musica Distesa. 

    Anche per questo nuovo album Fabrizio Coppola guarda all’America, ispirandosi ai lavori più recenti di artisti quali Sharon Van Etten, War On Drugs, National.

    “Nei miei dischi precedenti mi sembra di aver esplorato in profondità il suono del rock classico americano, dall’approccio quasi garage del mio debutto, La superficie delle cose, passando per il suono largo e classico di Una vita nuova e fino alle atmosfere tese ed elettriche di Waterloo – e mi piace citare anche la parentesi super folk del progetto Junkyards. Adesso avevo voglia di mescolare un po’ le carte e riprendere anche i suoni che mi hanno accompagnato nell’adolescenza, come ad esempio le batterie elettroniche e i sintetizzatori. E Giuliano Dottori era la persona giusta per dare vita al suono che avevo in mente.” 

    “Roma Raccordo Anulare”, un uptempo su una corsa notturna in auto e un personaggio in fuga da qualcosa da cui non riesce a fuggire, in questo senso è una canzone manifesto, in grado di illustrare sia il suono generale del nuovo album, sia le sue tematiche principali, vale a dire le relazioni.

    Roma Raccordo Anulare: il testo

    Precipito in strada proiettile senza una meta
    frequenza cardiaca alterata in accelerazione
    c’è una luce che fa male, vorrei precipitare fino a te

    Brucio semafori Roma Raccordo Anulare
    i palazzi scompaiono riesco a vedere anche il mare
    non ho più voglia di star male, io vorrei rotolare fino a te

    Acceleratore portami a dormire o lasciami marcire, lasciami morire
    io non voglio più aspettare niente, più ricominciare niente, 
    più volere niente, più ricostruire niente

    Tre del mattino il silenzio che pulsa è un tamburo
    il cuore è un giocattolo a molla che sbatte sul muro
    c’è una luce che fa male, vorrei precipitare fino a te

    Io non voglio più aspettare niente, più ricostruire niente, 
    più volere niente, c’è una luce che fa male, vorrei precipitare fino a te
    io non voglio più aspettare niente, più ricominciare niente, 
    più volere niente, più ricostruire niente
    c’è una luce che fa male, vorrei precipitare fino a te

  • Dieci anni di Waterloo

    Dieci anni di Waterloo

    Fabrizio Coppola torna sul palco del Bellezza per festeggiare i dieci anni dall’uscita del suo ultimo disco, Waterloo (ViaAudio/Venus, 2011). Sarà come un riassunto live della sua carriera (quattro dischi in studio, uno dal vivo, oltre all’avventura in inglese dei Junkyards), prima di rientrare in studio per registrare un nuovo album, assieme all’amico e collaboratore Giuliano Dottori nelle vesti di produttore artistico. Da poco impegnato sulle frequenze di Radio Popolare in Giocare col fuoco, appuntamento domenicale dedicato alla musica e alla letteratura, i suoi due più grandi amori, sul palco del Bellezza Fabrizio Coppola ricostruirà il mondo a cui si era ispirato nella scrittura dei brani di Waterloo (Da La ballata dell’uomoformica a La mia rovina, da L’altalena a La stupidità) anche con racconti, letture e qualche cover.

    Ph. Simona Paleari

    Prevendite consigliate

  • Miracoli a Milano: qualche novità

    Miracoli a Milano: qualche novità

    Cari amici, raccolgo qui in un post unico alcuni articoli e interviste che sono usciti sui miei microracconti milanesi. Innanzitutto, una cosa divertente: tempo fa avevo scritto una mail a Beppe Severgnini, per parlargli del progetto. Qualche tempo dopo lui ha pubblicato la lettera nel suo blog, Italians, quindi immagino che i racconti gli siano piaciuti (o perlomeno non gli abbiano fatto schifo).

    Poi passiamo a MilanoSurfing, che in questo bell’articolo a firma di Francesca De Pascale scrive cose così:

    La testa affonda nel cellulare e storia dopo storia il miracolo si compie. Il primo miracolo è che sono storie. Piccole storie. Piccole come se qualcuno avesse scattato una foto in una delle stanze in cui Carver ambientava i suoi racconti. Storie piccole e meravigliose come se qualcuno avesse acceso il microfono e avesse registrato dialoghi immaginari tra i personaggi dei quadri di Hopper.
    Il secondo miracolo è che sono pietre preziose da mettere in tasca e portare in silenzio con sé mentre si attraversa la vita anche quando questa ti porta altrove.
    Il terzo miracolo è che sono ambientate a Milano. Negli angoli e lungo le strade che normalmente abitiamo.

    Poi è uscita una breve intervista su NeroSpinto, a cura di Marco Trabucchi:

    Si sente parecchio una vena nostalgica. Pensi che Milano sia una città nostalgica?

    Per alcuni versi sì, o perlomeno la mia Milano lo è, quella che colpisce la mia sensibilità e la mia immaginazione. Il cambiamento nell’umore della città avvenuto negli ultimi anni è evidente, e io sono il primo a esserne ben felice, eppure ci sono alcuni angoli della città che sembrano vibrare e risplendere solo in quelle giornate in cui il cielo è bianco e il sole non riesce a filtrare, oppure in alcune sere invernali, quando la pioggerellina rende lucidi il pavé e i binari del tram e le luci delle macchine e dei semafori sono circondate da un alone indefinito. Ma la mia Milano è anche quella di Marzo, quando il vento spazza il cielo, che si fa di un blu difficile da descrivere, e in fondo a corso Buenos Aires si vedono le Alpi.

    E un’altra intervista, stavolta un po’ più lunga, a cura dell’amico scrittore Roberto Bonfanti, in cui abbiamo parlato anche del mio primo romanzo, Katana, e della mia esperienza con il collettivo dei Piccoli Maestri:

    Negli ultimi mesi hai partecipato anche al progetto “Piccoli maestri”, andando a leggere romanzi classici nelle scuole. Vuoi raccontare qualcosa di quest’esperienza? Che riscontro hai avuto da parte degli studenti?
    Un’esperienza molto appagante. Faticosa per certi versi ma molto appagante. Io propongo “Novecento” di Baricco agli studenti delle medie, un romanzo che mi permette di parlare di alcuni temi che mi stanno a cuore: la musica, l’idea del viaggio, l’oceano, il nostro passato di migranti, l’America, la città, i sogni… Ai ragazzi delle superiori invece propongo “Il giovane Holden” e poi una lettura/concerto su “Furore” di Steinbeck, inframmezzata dalle canzoni di grandi songwriters americani cantate così, senza amplificazione, chitarra in mano, passeggiando per l’aula. La risposta che ottengo di solito è sempre superiore alle aspettative. I ragazzi sono svegli, interessati, curiosi, attenti: sono un patrimonio che andrebbe curato maggiormente, che andrebbe stimolato e messo nelle condizioni di sviluppare il proprio potenziale. In particolare, ho scoperto nelle parole dei ragazzi come Holden sia un personaggio ancora estremamente reale, che tocca questi studenti oggi così come ha toccato me quando l’ho letto la prima volta al liceo. E inoltre, almeno i ragazzi che ho incontrato io, non hanno difficoltà nell’immedesimarsi nelle storie come quella di Steinbeck, in teoria distanti anni luce dal loro vissuto. E questo dice che i veri capolavori sono quelli che continuano a parlare al mondo e del mondo anche decine di anni dopo essere stati scritti, e poi che una buona storia, quando è buona sul serio, travalica i confini dello spazio e del tempo: il cuore dell’esperienza umana, in fondo, è sempre lo stesso, indipendentemente dalle variazioni del contesto in cui viviamo.

    Infine, da qualche settimana i miei miracoli compaiono anche su Sonda.Life, un bel sito di informazione, società e cultura.

    E con questo è tutto. Vi ricordo solo i canali di Miracoli a Milano:

    sito | facebook | twitter

  • Murakami, il Cristianesimo e l’Ikea

    Murakami, il Cristianesimo e l’Ikea

    L’altro giorno ho ripreso in mano dopo tanto tempo L’arte di correre di Murakami. A me è sempre piaciuto correre. Certo, non l’ho mai fatto alle Hawaii, tantomeno sulle sponde del fiume Charles, a Cambridge, nel Massachusetts. Mentre sfogliavo le pagine delle fotografie e fantasticavo di incredibili sudate all’ora del tramonto, cercavo di ripassare a memoria il contenuto della scatola blu sotto il letto – quella dove sono sistemate le mie mise sportive (un paio di magliette dell’Inter che non ho mai usato [realmente appartenute ai giocatori – Bianchi e Ronaldo –, mica comprate], calzoncini e calzettoni delle diverse squadre della mia carriera calcistica, più una serie di t-shirt assortite che, vecchie, bucate e sdrucite, servono solo a due scopi: sala prove oppure jogging).

    Mi è sempre piaciuto correre, dicevo, e più in generale mi è sempre piaciuto fare fatica. Sì, mi è sempre piaciuto fare i giri di campo durante gli allenamenti di calcio, riprovare una canzone fino all’esaurimento fisico in sala prove, e cose così. E questo dev’essere a causa del Cristianesimo, dalla cui morale nessuno può dirsi salvo se nasce in un paese come il nostro. E quindi lo schema classico si applica magnificamente alla mia debole psiche: se non faccio fatica per raggiungere un obbiettivo, allora vuol dire che quell’obbiettivo non ha alcun valore. Se non sudo, se non mi ammazzo di fatica, insomma se non arrivo stremato alla fine, non mi sembra di aver fatto fino in fondo il mio dovere. Senso di colpa? Già, senso di colpa, dovunque e comunque, a manetta, a cannone, ditelo un po’ come volete, ma il concetto è quello. E il problema è che uno ci nasce proprio, con questo maledettissimo senso di colpa. Ricordo che già alle elementari c’era questo strano senso di malessere che ogni tanto mi pioveva addosso. Poi, quando è arrivata la scoperta delle pippe (“Figliolo, tu ti tocchi?” mi chiese un giorno il prete, durante la confessione, facendo scattare la mia curiosità per quella pratica che ancora non conoscevo), lì è crollato il mondo. Ogni tanto penso che se masturbarsi non fosse così facile, allora forse un individuo cresciuto in un paese cattolico potrebbe riuscire ad alleviare il senso di colpa derivante da tale pratica grazie alla fatica che dovrebbe affrontare per arrivare all’agognato risultato. E invece no.

    Tre giorni dopo ero sul lungofiume con una maglietta sdrucita addosso, dei pantaloncini da calcio e il mio Nokia 1100 nella mano destra, impostato sulla funzione cronometro. Obbiettivo per la prima seduta di corsa: venti minuti. Raggiunto il risultato piuttosto agilmente, arrivato a casa avevo controllato se la maglietta era abbastanza sudata – se cioè avevo fatto abbastanza fatica. Il risultato poteva andare, così mi sono infilato nella doccia a cuor leggero, canticchiando Perdere l’amore mentre mi facevo lo shampoo (la mia canzone da doccia preferita, insieme all’indimenticabile Quando nasce un amore, Anna Oxa, Sanremo 1988 – il verso: “Farò di più, farò tutte le cose che vuoi fare anche tu”, cantata con quella erre arrotata che neanche Manuel Agnelli, riesce a ridurmi in lacrime ancora oggi, proprio come fece quella sera, davanti alla tv, quando avevo la tenera età di 14 anni di là da compiere).

    Quella stessa sera, dopo cena, il mio cervello mi ha mandato il seguente messaggio mentre, sdraiato scomodamente sul mio divano scomodo, sfogliavo controvoglia il giornale del giorno, che era rimasto intonso sul tavolo del soggiorno (senso di colpa!): “Ehi, Murakami dice che fa dieci chilometri al giorno. Hai capito? Dieci chilometri. Noi quanto facciamo?” Avrei voluto rispondergli subito che quel “Noi” era fuori luogo, ma non volevo infilarmi nell’ennesimo battibecco, nel quale la mia materia grigia cerca sempre di convincermi che ogni cosa dipende da essa, quindi ho incassato la provocazione. E con quella sono andato a dormire. Il mattino dopo ho cercato su google il negozio sportivo più vicino e mi ci sono recato, con l’ottusa speranza di acquistare un oggetto che avesse le due seguenti, mirabili funzioni: contapassi e cronometro. Ora, è facile che il commesso, seppur simpatico, mi abbia buggerato. Fatto sta che son tornato a casa con un contapassi da 12.90 euro privo della funzione cronometro. In alternativa avrei potuto comprare un aggeggio da 69.90 euro in grado di calcolare tempo, velocità, frequenza cardiaca e calorie bruciate, ma non la distanza percorsa. Ho preso anche una maglietta in super sconto a 6.90 euro, una di quelle in tessuto tecnico che evitano che il sudore resti a contatto con il corpo. L’ho comprata anche se temevo che poi la maglietta risultasse completamente asciutta a fine seduta, vanificando così ogni risultato psicologico del mio sforzo.

    Dopo aver terminato un po’ in ritardo il numero di cartelle che avrei dovuto rivedere per quel giorno, alle ore 19.00 ero pronto nella mia mise seminuova, con il Nokia 1100 nella mano destra e il contapassi agganciato ai pantaloncini. Il sole stava tramontando dietro le montagne, il ponte romano lasciava come d’abitudine che le acque del fiume scorressero tra le sue arcate e io avanzavo a grandi falcate su quello che stava ormai diventando un percorso abituale. Mentre riflettevo su quale fine potesse mai aver fatto una delle mie t-shirt preferite, scomparsa misteriosamente un paio di settimane prima, e mai più rinvenuta, un pensiero agghiacciante si è diramato dalla base del cranio fino alle estremità dei miei arti. Il catalogo Ikea. Più precisamente, un’immagine sulle prime pagine del catalogo Ikea. Quella in cui mostrano una cassettiera che viene sottoposta al test di resistenza. Quel test in cui stabiliscono per quante aperture e chiusure è garantito ogni cassetto. Niente di così sconvolgente, anzi: è piuttosto rassicurante sapere che il cassetto del comodino che hai appena comprato potrà essere aperto per 17.986 volte, prima di crollare, così, di punto in bianco, in una mattina come un’altra, lasciandoti sotto shock e con un paio di mutande in mano. Poi, però, il mio cervello pruriginoso mi ha suggerito un’altra cosetta: “E se anche le nostre giunture avessero una sorta di scadenza? Se le nostre caviglie, ginocchia, anche, gomiti, persino la mascella – per non parlare di altro –, potessero compiere il loro mestiere solo per un numero preciso di volte? Per esempio: ginocchio destro, 987.654 piegamenti; gomito sinistro: 1.987.436 movimenti; mascella: 9.673.532 aperture/chiusure…”

    Mentre quel pensiero mi si formulava nel cervello, io stavo correndo. Senza alcun motivo. Senza una reale necessità. Stavo sprecando un numero imprecisato di movimenti per un’attività inutile. Sconvolto, ho rallentato l’andatura fino a camminare. Poi mi sono fermato del tutto. Il sole era ormai tramontato. Il mio aggeggio diceva che avevo percorso 7 chilometri e passa. Mio Dio. Sono tornato a casa lentamente, sforzandomi per assumere l’andatura più armoniosa possibile – e anche la più economica, dal punto di vista dello sforzo muscolare e della consunzione della struttura ossea. Ho sfilato le chiavi di casa dal calzino destro (perché, dove le mettete voi le chiavi di casa quando andate a correre?), le ho infilate nella serratura e mi sono diretto in camera da letto. Uno dei due colpevoli di tutta quella storia giaceva lì, sul comodino (‘Povero comodino, quanto ti resta da vivere?’, mi sono chiesto immediatamente). Ho afferrato il volume e sono andato a ficcarlo sullo scaffale più alto della mia libreria. Poi sono andato in salotto. Ho scartabellato tra le riviste ammonticchiate sul tavolino e ho trovato anche l’altro, che cercava di non dare nell’occhio con un’aria indifferente. L’ho estratto dalla pila e l’ho infilato senza tentennamenti nel cestino della carta da buttare. Poi mi sono fatto una doccia. Veloce. Sono uscito dal box, mi sono buttato sulle spalle l’asciugamano e sono andato in camera da letto. Ho acceso la luce e mi sono chinato sul comodino, per prendere un paio di mutande pulite.

    Mezz’ora più tardi, ero spaparanzato sul divano. Scorrevo senza voglia le pagine del catalogo Ikea. Accanto a me, giaceva inerme il pomello del cassetto del comodino. Era arrivata la sua ora. Amen.

  • Roma Raccordo Anulare, live @ Mamamu, Napoli, 15/3/2014

    Negli ultimi concerti ho suonato diverse canzoni nuove, alle quali sto lavorando per il disco nuovo. Una di queste, in particolare, arriva da molto lontano – è un brano al quale ho cominciato a lavorare non meno di dieci anni fa, ma che si è svelato nella sua interezza soltanto alla fine di Gennaio. S’intitola Roma Raccordo Anulare, che è un titolo decisamente rischioso dopo Guzzanti, Casalotti Boccea e er distributore che te frega er resto. Però è il titolo giusto per questa canzone. Vi posto qui una versione live, filmata qualche sera fa al Mamamu di Napoli da Aurora Lobina (alla quale va un ringraziamento speciale). Ecco tutto. Buon ascolto.