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  • PARTE DA MILANO IL NUOVO TOUR DI FABRIZIO COPPOLA

    PARTE DA MILANO IL NUOVO TOUR DI FABRIZIO COPPOLA

    Partirà da Milano il 2 febbraio il nuovo tour del cantautore milanese per promuovere il suo ultimo disco, Heartland. Recepito con grande favore dalla stampa specializzata, l’album è stato segnalato da diversi giornalisti tra le migliori uscite italiane del 2023. 

    Heartland è un’opera sulla perdita e sulla fine delle cose e allo stesso tempo è un disco sulla luce, sull’azione come generatrice di senso, sul cammino da compiere, sulla fiducia e sulla responsabilità personale. Pubblicato insieme a un libro che raccoglie poesie e racconti, nei concerti in solitaria diventa uno spettacolo lirico e coinvolgente, affilato e luminoso. Il tour è organizzato in collaborazione con Volume Booking e Fede Torre Art Words & Music.

    Primo appuntamento venerdì 2 febbraio, Arci La Scighera, via Giuseppe Candiani 131, ore 21:30, ingresso 8 euro con tessera Arci. Tutte le info qui.

    IL TOUR

    02/02 La Scighera, Milano

    03/02 Mig, Cupramontana (AN)

    04/02 Spazio Webo, Pesaro

    09/02 PiùSpazio Quattro, Torino

    10/02 Alta Vigna, Lodi

    15/02 Art Sound & Vision, Roma

    16/02 TBA, Napoli 

    17/02 Eskimo, Benevento

    18/02 Terrazza Gattapone, Eboli (SA)

  • Diario del tour: il meglio del meglio

    Io sono un ossessivo compilatore di classifiche. In particolar modo quando sono in giro. Alla fine di ogni viaggio compilo compulsivamente classifiche riguardanti ogni aspetto della trasferta – si tratti di lavoro o di vacanza: miglior mezzo di trasporto, miglior colazione, miglior albergo, miglior pomeriggio, miglior giornata di pioggia, miglior momento di tristezza, e così via. Essendo io fatto in siffatta particolare maniera, per la prima volta deciderò di andare fino in fondo e di applicare le mie particolari ossessioni a questo diario pubblico, ed eccomi quindi a offrirvi una particolare classifica del meglio del meglio di questo tour appena passato. Ovviamente questo articolo verrà nominato per l’assegnazione del premio riguardante il “miglior articolo di fine tour nel quale dichiari le tue ossessioni compulsive”. Bene, ora siete avvisati – leggete a vostro rischio e pericolo.

     

    Ecco le categorie:

    miglior concerto

    miglior locale

    miglior pranzo

    miglior cena

    miglior sound check

    miglior pernottamento

    miglior dialogo

    migliore storia origliata

    miglior stronzo

     

    ed ecco i premiati:

    Miglior concerto: ROMA

    Tappa finale del giro al sud. Stanchezza uguale sempre a zero filtri. Quella sera in particolare, eravamo una Gioiosa macchina da guerra [op. cit.].

    Miglior locale: ex aequo CONTESTACCIO (Roma) e VALVERDE (FC)

    Il Contestaccio tempo fa si chiamava Il locale, dov’è nata tutta la scena romana di dieci anni orsono – gazzé, senigaglia, tiromancino, fabi, ecc. Bel palco, impianto ottimo, fonico di livello, tre live per sera, cucina interna di gran soddisfazione: insomma, tutto ciò che fa contento un musicista.

    Il Valverde di Forlì sembra un locale d’altri tempi: sopra, bar con ampio déhors, interno con biliardo; sotto, stanzone attrezzato per il live, con un buon palco, un impianto medio ma ottimamente gestito dal fonico Alberto. Un locale che offre l’essenziale – vale a dire tutto il necessario per esprimersi al meglio.

    Miglior pranzo: panino casareccio sulla Benevento-Caianiello.

    Un baracchino sulla statale, con tanto di ombrellone e 4 sedie di plastica nella campagna beneventana lungo la statale. Il proprietario quando non è impegnato con i clienti siede al posto di guida del furgonato e legge. Offre porchetta con condimenti vari e wurstel (ahimè). La porchetta era eccezionale, anche se non corrispondeva per niente alla sua descrizione: “soddisfa ma non appesantisce”.

    Miglior cena: Novara

    Dopo il live di beneficienza (per la cronaca, stiamo ancora attendendo che Le piccole iene, il locale che ha ospitato la manifestazione, comunichi a noi musicisti e a voi che siete intervenuti quanti soldi sono stati raccolti e come saranno impiegati), insieme ai colleghi Guignol scopriamo una trattoria ottima proprio dietro il locale. Il nome non lo ricordo, purtroppo, il conto sì, però (principalmente a causa degli ammazzacaffè di lusso che ci siamo concessi). La cucina è di grande qualità, con ingredienti di livello e accostamenti fantasiosi ma non azzardati. Servizio cordiale ma non invadente.

    Miglior sound check: Benevento

    Dopo una tirata di 8 ore da Forlì a Benevento, arriviamo al Morgana e troviamo Bonfo che ci ha raggiunto in treno. Felicità. Il sound check viene impiegato per provare cose nuove ed è anticipato e seguito da un paio di birrette sulle poltroncine di vimini fuori dal locale.

    Miglior pernottamento: Caserta

    Casa privata all’interno di un palazzone anni 60. L’appartamento è all’ultimo piano e dispone di un’intera parete finestrata che dà su una terrazza enorme. Gli interni sono arredati con tendaggi leggeri dai toni caldi; ampio salone che dà sulla terrazza, cucina attrezzata. In più, l’ospitalità e la cordialità degli organizzatori del concerto (donotdisturb promotion).

     

    Miglior dialogo: tra Faz, Leslie e il paninaro di Benevento

    Lo rirporto così com’è avvenuto, non necessita di commenti.

    Paninaro a Leslie: cosa ci vuoi nel panino?

    Leslie: Wurstel e patate.

    Paninaro a Faz: così siete di Milano

    Faz: sì

    Paninaro: la città del panettone

    Leslie: …e della senape

    Paninaro: della senape? Io sapevo del panettone…

    Leslie: no, no, nel panino, dicevo, anche della senape…

     

    Migliore storia origliata: sul treno di ritorno da Caserta

    In breve, una napoletana vedova di un nordista leghista che si innamora di Napoli e chiede di essere sepolto lì dopo esservicisi trasferito per lavoro ma lei lo fa seppellire al nord. La storia completa qui.

     

    Miglior stronzo: io, probabilmente. Al secondo posto, avventore imbecille del Morgana di Benevento.

    Avventore: di dove siete?

    Io: Milano

    Lui: meno male che non siete di Firenze, al mio amico i fiorentini stanno sul cazzo.

  • Diario del tour #8: Roma

    Dopo una lunga nottata beneventana di birrette e panini, il mattino è libero: abbiamo appuntamento al furgone per le 13.00.

    Io mi sveglio alle 11 dopo un sonno mediamente ristoratore, mi infilo i primi vestiti che trovo e mi dirigo al bar più vicino. Con me c’è Leslie, ma me ne accorgerò non meno di mezz’ora dopo.

    Il piazzale prospiciente al campanile è occupato da una manifestazione della polizia. C’è una fanfara registrata (con tanto di applausi finti), una sfilza di agenti che si riparano nell’unico angolo di ombra della piazza – e mi sembra subito di essere catapultato nel messico rivoluzionario di Zapata, con i soldati controrivoluzionari che si riparano dal solleone sotto gli spalti del forte – e una Lamborghini in forze alla Polizia di stato. Sì, avete capito bene. Una Lamborghini.

    Ordiniamo un caffè americano, un bicchiere d’acqua naturale e un espresso. Ci portano le ordinazioni e il cameriere mi sussurra all’orecchio, con fare circospetto: 8,90 euro. Gli rispondo di portarmi lo scontrino, prima di tutto, e poi il menù, in modo da poter verificare il prezzo delle consumazioni al tavolo. Lui torna dopo un po’, con lo scontrino – il numero 1 della giornata, alle ore 11:48 nel caffè centrale del centro storico di benevento… – ma mi dice che il menù non c’è, che lui non ha responsabilità in quanto garzone, eccetera eccetera. Va bene, gli dico, va bene – e con questo intendevo significare: fanculo, poi ci lamentiamo che il paese è allo sfacelo.

    Ci godiamo le nostre consumazioni, con un occhio ai quotidiani e un altro alla Lamborghini, peraltro immobile. Dopo una mezz’oretta, come fantasmi fanno la loro comparsa Bonfo e Faz. Mentre si accomodano, io mi ritiro nei nostri appartamenti per una doccia. Dopo circa un’ora siamo nuovamente sul furgone, destinazione Roma.

    Riprendiamo la perigliosa Benevento-Caianiello, stavolta in direzione [ostinata e] contraria, e dopo pochi chilometri siamo presi dai morsi della fame. Ma la fortuna del viandante è con noi: dopo neanche 15 chilometri, preannunciato da un tripudio di bandiere del Napoli, si materializza ai nostri occhi un super baracchino, piazzato tatticamente oltre il guard-rail nei pressi di una piazzuola di sosta. Subito ci appare chiaro che si tratta indubbiamente del nostro posto. Accostiamo – è Leslie alla guida, che ci condurrà fino al Contestaccio –, scendiamo dal mezzo e restiamo attoniti come bambini di fronte alla vetrina di un negozio di caramelle a rimirare la colesterosa vetrinetta del paninaro. Sul bancone fa splendida mostra di sé una porchetta gigante. Ora, io non amo la porchetta, tuttavia non sono un uomo che si tira indietro di fronte al pericolo. Vieppiù, il mio occhio casca bellamente su un vassoietto di zucchine alla scapece, così che prima ancora di riuscire a formulare una frase completa nel cervello mi sento pronunciare queste parole: “Per me porchetta e zucchine”.

    “Azz…”, mi riponde il buon uomo… “Ma voi non siete del nord,” mi dice. Aveva intuito il mio accento ahimè nordico, ma la mia scelta delle zucchine alla scapece gli aveva fatto riconoscere in me un uomo del sud. È un attimo, che dura un’infinità di tempo: mi immagino di prenderlo sottobraccio e di ballare con lui una tarantella mentre alle nostre spalle scorrono inarrestabili sfilze di tir rumorosi e fracassoni, sogno di abbracciarlo in un’immaginetta con tanto di sfondo del vesuvio e di pino marittimo di Posillipo, e ancora, sogno di fare l’assist partita a Careca contro il Milan di Sacchi…

    Un paio di minuti dopo riprendo conoscenza. Sono seduto a un tavolino riparato da un ombrellone nella campagna accanto al baracchino. Bonfo ha fatto la mia stessa scelta – bravo. Leslie ha optato per wurstel e non so che altro (non commento) e Faz ha preso sì la porchetta ma affogandola nella maionese (e anche qui mi astengo dal commentare).

    “Vedrete, questo è un panino che sazia ma non appesantisce…” Così ci aveva detto il buon uomo. Fatto sta che, a pochi chilometri da Roma, cominciamo a vedere tutti i Santi assortiti aggrappati alle indicazioni autostradali. Stabiliamo così unanimemente che è ora di fare una pausa caffè. Sembra che la tratta Benevento Roma, che avrebbe dovuto essere la più facile, stia diventando la più perigliosa.

    Dopo la pausa all’autogrill, giungiamo all’ostello del foro italico, la nostra fantasmagorica sistemazione per la notte. Ma ormai siamo in città, così il morale è alto e arriviamo al Contestaccio in anticipo; decidiamo quindi di fare una passeggiata nel quartiere. Dopo un paio di tentativi a vuoto, imbocchiamo una strada che ci conduce in un luogo non dico animato, ma perlomeno impreziosito dalla presenza di alcune persone. Siamo in Piazza Ostiense. Ci beviamo una birretta fresca in tutta tranquillità e dopo ci dirigiamo al locale per il sound-check. Il posto è molto bello, ottimo impianto e fonico di livello. Sul palco si sente molto bene, il check è veloce. Mentre attendiamo la cena mi addormento su una sedia in giardino – capita anche questo quando ci si ostina a voler fare il rock’n’roll ben oltre i 23 anni.

    Il Contestaccio ha la cucina interna: scegliamo la pasta alla gricia, un must capitolino, accompagnata da un paio di bottiglie di falangina. La pasta è ottima: avevamo chiesto le mezze maniche ma ci portano gli spaghetti. Il cuoco in persona – personaggio mitologico sulla sessantina che in tre minuti ci fa tutta la storia della gricia – viene al tavolo per dirci che no, non ci vanno le mezze maniche ma gli spaghetti. Non sono convintissimo, ma la pasta è talmente buona che va benissimo così (amici romani, illuminateci sulla questione, grazie).

    Poco dopo la mezzanotte si sale sul palco, per quello che sarà il miglior concerto di tutto il tour – almeno finora. Quando chiudiamo il set sono quasi le due e dopo aver cazzeggiato un po’ per il locale ci dirigiamo al foro italico per la notte.