Mi chiamo Fabrizio Coppola. Sono nato a Milano 37 anni fa (ormai quasi 38) da genitori salernitani. Ho sempre vissuto e lavorato a Milano. La prima volta che ho votato è stato per le amministrative milanesi: Formentini vs Dalla Chiesa. Oggi per me è un giorno speciale. Perché mi è capitato di sentirmi dare del terrone. È capitato più volte. Dai genitori di una mia fidanzata ai tempi del liceo, per esempio. Oppure dallo speaker di una radio bergamasca che mi intervistava in occasione dell’uscita di un mio disco. “Ma tu non sei di Milano, con quel cognome lì…” mi aveva domandato. O ancora da un altro giornalista, se così lo vogliamo chiamare. Dicevo che per me è una giornata particolare. Non perché credo che cambi qualcosa. Sono soltanto felice perché ho avuto la conferma del fatto che, alla fine, le persone si mostrano sempre per ciò che sono realmente. Poi quando il penoso bailamme quotidiano degli avvenimenti avrà fatto il suo corso, bisognerà chiedersi chi ci ripagherà per tutto l’odio e la violenza che questa gente ha vomitato su di noi e sul paese in tutti questi anni. Ma non voglio pensarci adesso. Mi godo questa calma e fragile e distaccata felicità e questo sole pallido che sta spuntando alle mie spalle.

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