Tag: live

  • DANCING IN THE DARK

    Bruce Springsteen cantato e raccontato da Fabrizio Coppola

    È un viaggio emozionante nelle canzoni di Springsteen, quello in cui ci conduce Fabrizio Coppola. Dalla fatica e le speranze della working class alle ceneri del sogno americano; dalle lunghe corse in macchina e la ricerca di un senso negli sconfinati spazi della provincia, alla natura misteriosa dell’amore; dalle lotte sociali e la visione di una società più giusta, al r’n’r come liberazione collettiva e strumento di denuncia e cambiamento sociale. 

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  • GUIGNOL: PORTEREMO GLI STESSI PANNI

    GUIGNOL: PORTEREMO GLI STESSI PANNI

    L’altra sera allo Spazio Ligera ho assistito alla prima del nuovo tour dei Guignol dell’amico Pier Adduce. Uno spettacolo maturo, denso, ruvido, ricco di riferimenti, da Bianciardi a Rocco Scotellaro. Il suono si fa per una volta più acustico, meno irruente, più calcolato e avvolgente, ma è solo un trucco per accompagnare noi spettatori in luoghi che non frequentiamo spesso.
    L’età, si sa, porta a fare riflessioni su se stessi, sull’assurdità dell’esistenza e sullo stesso sangue che ci portiamo nelle vene. Il sangue che ci accomuna tutti ma che viene usato come strumento di divisione — razziale, politica, generazionale, economica. E di questo Porteremo gli stessi panni, ciò che mi è rimasto alla fine della serata, è un senso di spaesamento, allo stesso tempo di appartenenza e di lontananza. Sono io mio padre? Sì, e no. Sono io su quella bagnarola nel mezzo del Mediterraneo? Sì, e no. Sono io l’impiccato che pende dall’albero? Sì, e no. Sono io la vittima sacrificale? Sì, e no. Sono io il carnefice di me stesso? Sì e no.

    Ora, alla fin della fiera si tratta di capire come si vuole vivere la propria vita. Far finta di niente. Scivolare sul quotidiano. Farsi intrappolare dall’ineluttabile. Dimenticare le proprie ossa. Scordare i visi di chi ci ha messo al mondo, e degli altri prima di loro e degli altri ancora. Rinunciare a guardare il cielo. Rinunciare a guardare il mare. Rinunciare a guardare dentro noi stessi. Va tutto bene. Va tutto bene. Va tutto bene.

    Oppure si può – sì, è possibile – abbracciare la propria umanità. Stringerla, coccolarla, venerarla. Farsene carico. Perché facendoci carico di noi stessi ci facciamo carico anche degli altri. È l’unico modo. E allora, solo allora puoi parlare di sangue, di radici, di terra, avendone il diritto. Perché la terra è una. Ed è di tutti.
    Adduce mi ha preso per mano senza neanche sfiorarmi, l’altra sera. E mi ha ricordato chi sono. Chi vorrei essere. Chi avrei voluto essere. Mi ha sussurrato in un orecchio che siamo ancora in tempo. E io ci voglio proprio credere.

    Se volete, il disco si ascolta qui
  • La resa di Cesare Basile

    La resa di Cesare Basile

    Live report: Cesare Basile e I Caminanti, Serraglio, Milano, 23/03/17

    Ieri sera Cesare al Serraglio. Band di sei elementi tre uomini e tre donne. Suono a volte maestoso, altre asciutto fino all’osso. Gli uomini ancorano la musica alla terra, alle radici, le donne la sollevano, la spingono in alto, la fanno galleggiare. Esattamente in mezzo, la voce di Cesare, che si fa né maschile né femminile per parlare a nome di tutte e tutti, spesso accompagnato da un controcanto femminile che sa di coro greco, che commenta gli accadimenti, che lascia presagire il futuro. C’era un senso di circolarità ieri sera, collegato strettamente a quello di isola: da un’isola non si può fuggire, come non lo si può fare da se stessi. Si è costretti a stare, a essere, nel qui e nell’ora, senza il sollievo della possibilità di andarsene ‒ dai luoghi o da se stessi. E l’altro concetto che mi è frullato in testa ieri sera per tutto il concerto è quello di resa. Cesare si è arreso, i Caminanti sono un gruppo di artisti che ha deciso di arrendersi. Arrendersi a se stessi, arrendersi alla musica, arrendersi a un ruolo nel qui e nell’ora che non potevano più evitare. Ed è una resa connotata da una gioia sobria, a giudicare dalle facce, dagli sguardi e dal movimento dei corpi sul palco, ieri sera. Una resa di cui partecipa anche il pubblico: guardandomi intorno vedevo facce stupite, gente a occhi chiusi che faceva dondolare il capo al ritmo della musica, sorrisi accennati che nascondevano molto di più. La resa a un’ossessione ‒ la vita, la libertà o l’arte ‒ sottolineata da schemi ritmici ripetitivi, ossessivi, primordiali, e soluzioni armoniche monocordi, una base elementare che gli uomini portano avanti infondendole profondità e spessore e le donne colorano e ricolorano, distendono e poi accartocciano con le voci, le tastiere, la chitarra, le percussioni, i loro corpi stessi. Cesare canta in un dialetto siciliano a me incomprensibile, ma questo mi impedisce di cogliere il significato delle parole, non il senso, che arriva a ondate. Quindi la Sicilia, i campi, il mandorlo amaro e gli aranci, i muretti a secco battuti dal sole, gli scecchi stracarichi. Verga, i Malavoglia. Odore di carne, sangue, zolfo, sudore. Puzza di morte e d’amore. Sesso e bava alla bocca. Muscoli che si tendono, acqua che cola. L’eterna lotta dell’uomo con la vita e con se stesso, con la società e con la morte. Una lotta che i Caminanti hanno imparato a condurre e, forse, anche a vincere, nell’unico modo in cui si possa fare. Arrendendosi a se stessi.

    [Foto Gianluca Giusti]

  • Ismaele

     

    IsmaeleAlla fine del tour di Waterloo mi sono preso una lunga pausa, avevo bisogno di un po’ di tempo per sgomberare la mente. Dopo più di dieci anni di attività, ho sentito il bisogno di azzerare il tutto e di provare molto lentamente a immaginare un modo per continuare a fare il musicista, cercando però di concentrarmi solo sugli aspetti positivi. Le aspettative troppo alte, se non sono soddisfatte, chiedono un prezzo. C’è voluto del tempo, ma ora sono pronto a ricominciare, in modo diverso rispetto a prima: così ho deciso di portare in giro una manciata di nuove canzoni, che ho scritto negli ultimi quattro anni, perché suonare dal vivo è ancora una delle cose più belle della mia vita. Poi penserò a registrare questa raccolta di canzoni, che per ora ha il titolo di Ismaele, ma non ho alcuna voglia di rimettere in piedi la classica routine scrittura/registrazione/promozione/concerti. Mi piace molto l’idea che queste canzoni per qualche tempo non esisteranno se non quando ve le suonerò. Si faceva così, prima del giradischi. Quindi se vorrete ascoltarle dovrete uscire di casa. Voglio riappropriarmi della musica come esperienza reale e condivisa, umana, fatta con e per le persone.

    Quelle di Ismaele sono tutte canzoni d’amore, si può dire. Mi sono concesso una maggiore libertà di scrittura, lasciando che le canzoni mi conducessero dove volevano, invece di scrivere con un obbiettivo in mente, com’è stato per Waterloo, ad esempio. Ed è venuta fuori questa vena sentimentale, che mi sento in grado di maneggiare serenamente, ora che ho passato i quarant’anni. Le presenterò in una serie di concerti, senza il bisogno di farne mille, con l’intenzione di rendere speciale ogni serata. Sarò da solo con le mie chitarre e la mia voce.

    Le prime date confermate:

    11 novembre, Arci Bellezza, Milano

    13 gennaio, Arci Tambourine, Seregno (MB) con G. Dottori

    28 gennaio, Arci Pintupi, Verderio Inferiore (LC)

    Più info a seguire

    [Per l’immagine in alto, illustrazione di Simone Pirovano, artwork di Antonella Paulon.]

  • Barzin live @ Napoli: la mia recensione per Rockol

    Appuntamento napoletano al Cabaret di Portalba per il tour di Barzin, in Italia per promuovere il suo ultimo lavoro, “To live alone that long summer”, pubblicato da noi da Ghost Records. Si potrebbe facilmente riassumere la serata citando il titolo di un saggio sulla scrittura di Raymond Carver: “Niente trucchi da quattro soldi”. Barzin e compagni sono arrivati sul palco, hanno imbracciato gli strumenti e hanno offerto con semplicità e naturalezza la loro arte a un pubblico numeroso e coinvolto che è entrato subito in sintonia con il mood della serata.

    [Continua a leggere sul sito di Rockol]

  • Roma Raccordo Anulare, live @ Mamamu, Napoli, 15/3/2014

    Negli ultimi concerti ho suonato diverse canzoni nuove, alle quali sto lavorando per il disco nuovo. Una di queste, in particolare, arriva da molto lontano – è un brano al quale ho cominciato a lavorare non meno di dieci anni fa, ma che si è svelato nella sua interezza soltanto alla fine di Gennaio. S’intitola Roma Raccordo Anulare, che è un titolo decisamente rischioso dopo Guzzanti, Casalotti Boccea e er distributore che te frega er resto. Però è il titolo giusto per questa canzone. Vi posto qui una versione live, filmata qualche sera fa al Mamamu di Napoli da Aurora Lobina (alla quale va un ringraziamento speciale). Ecco tutto. Buon ascolto.

  • Bedtime Sessions #4: Society [live]

    D’accordo, non è propriamente una Bedtime Session poiché è un live, ma il brano ci sta proprio bene nella raccolta. Live in duo con Francesco Campanozzi alla batteria registrato l’anno scorso. Fa parte della colonna sonora di Into the Wild ma non l’ha scritto Vedder bensì Jerry Hannan. Eccola qua, come sempre in free download. Buon ascolto.

    Society [Live]

  • Video: intervista + live acustico per Che cos’è la musica indie

    Che cos’è la musica indie è un documentario attualmente in lavorazione realizzato da Antonio D’Andrea e Gianluca Cesale e prodotto da Noisechannel.net. Nei giorni scorsi ho preso parte alle riprese e un primo assaggio di ciò che abbiamo girato lo trovate nella clip qui sotto. Il documentario è autoprodotto, chi vuole dare una mano alla realizzazione può fare una donazione su questa pagina.

    [youtube http://www.youtube.com/watch?v=Hc2ddyuuUxE&w=560&h=315]

     

     

  • Video: The Junkyards, Last Light on Earth @ Rocketta Sessions

    [youtube http://www.youtube.com/watch?v=FV0jn5zQzlw]